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Come è cambiato il giornalismo? E’ davvero morto come si dice?

E’ quello che abbiamo chiesto a Barbara Reverberi, giornalista freelance con piu’ di 15 anni di carriera alle spalle.

Dopo ruoli importanti ed esperienze a contatto con personaggi di rilievo tra cui Cristina Mondadori si è lanciata nel mondo del giornalismo freelance.

Ma come è cambiato il giornalismo con Internet?

Si può dire che esista ancora o che sia semplicemente diverso?

Un’intervista che è ispirazione per tutte coloro che vorrebbero addentrarsi nel mondo della scrittura freelance, con aneddoti e consigli da chi, di strada, ne ha fatta tantissima.

Freelance Network è il progetto lanciato da Barbara per riunire tutti i giornalisti freelance, per lavorare insieme e creare una rete coesa di professionisti.

Per non parlare di come coinciliare famiglia, lavoro, progetti.

Ma lasciamo la parola a Barbara!

Pronta?

Ecco la sua intervista!

 

Barbara, 16 anni giornalista, con esperienze di rilievo come responsabile relazioni esterne e ufficio stampa. Come definiresti il giornalismo in Italia? E’ davvero morto, come si dice?

Credo che il giornalismo non sia morto, Stefania. E’ cambiato profondamente e anche un po’ arroccato su posizioni arcaiche, legate alle logiche della carta stampata, che non facilitano la presa di coscienza di molti colleghi.

Non siamo nativi digitali, ma abbiamo la ricchezza del nostro passato analogico che ci permette di avere un approccio forse più lento, ma più consapevole al mondo del web in generale.

Quello che serve è: formarsi e sapere che bisognerà continuare a farlo per la vita. Il digitale ha imposto, soprattutto a noi giornalisti non giovanissimi, di ripensare al nostro ruolo.

Abbiamo perso quello di mediatori dell’informazione: con i social network tutti informano su tutto. Ecco proprio questo però è per noi un vantaggio, perché noi sappiamo (o dovremmo) come farlo nel rispetto di regole deontologiche che salvaguardano il lettore e ogni fruitore di notizie verificate e di qualità.

Per cui potrei dire che sono cambiati i mezzi, i canali, gli strumenti e noi dobbiamo stare al passo e rilanciare un’informazione di qualità in grado di guidare l’attenzione dei lettori ai contenuti più elevati (passami il termine), con le migliori tecniche di SEO copywriting o content design e, perchè no, più in generale, di inbound marketing, per farsi trovare senza spammare.

 

Da un ruolo di responsabile a freelance e imprenditrice. Come mai questa scelta? Cos’ha fatto scattare in te questa decisione?

Ho cominciato a lavorare mentre ancora stavo studiando in Università. Volevo avere la soddisfazione di pagarmi le vacanze con i miei guadagni. Il digitale allora era una cosa lontana e ancora inimmaginabile, ma già mi affascinava la possibilità di scrivere con un pc.

I primi tempi alla Fondazione Benedetta D’Intino lavoravo su uno dei primi Apple portatili. Il display era grigio e piccolissimo. Display, non schermo. Allora i comunicati stampa si inviavano via fax. Mi sembra di parlare dell’età della pietra.

Il primo cambiamento epocale è stata l’introduzione dei pc e della fibra ottica. Per il trasferimento dati, il top, per la comunicazione via telefono, un disastro. Però con la connessione veloce avevo cominciato a inviare i comunicati stampa via winfax, era un’applicazione per utilizzare la banca dati dei giornalisti direttamente via email: un risparmio di tempo enorme!

L’esperienza della Fondazione mi ha forgiato, aprendomi le porte del mondo della comunicazione. Vivevo ogni giorno a stretto contatto con Cristina Mondadori e avevo le redazioni del Gruppo sempre vicine. Questo fu per me un grande vantaggio per crearmi le prime relazioni con i settimanali che avrebbero parlato di noi.

Mentre lavoravo, tuttavia, continuavo a studiare. Ho anche collaborato per pochissimo tempo con Blogosfera per capire come usare le piattaforme in wordpress. Capivo che il web era il futuro a portata di mouse, stavamo assistendo a un graduale cambiamento e ne ero affascinata.

Poi il primo salto.

Dalla Fondazione alla Veneranda Fabbrica del Duomo.

Per me un sogno: sono nata sotto lo sguardo della Madonnina, nelle vie del centro storico, e lavorare alla Fabbrica del Dom era un vero obiettivo raggiunto. Qui mi occupavo dell’ufficio stampa e del portale. Ho partecipato con grande piacere alla trasformazione artistica della Fabbrica, sotto la direzione di Gianni Baratta. Voleva riportare i milanesi sulle terrazze del Duomo e ci riuscii: creando eventi di musica classica nel cielo milanese. Dal punto di vista della comunicazione, fu un vero successo. Anche il Gospel sul sagrato con la partecipazione di oltre 50.000 persone e la conduzione di Marco Columbro. Qui il passaggio al digitale avvenne soprattutto attraverso il sito, che finalmente parlava alle persone, ai turisti: bilingue, offriva notizie e dettagli dal mondo infinito e un po’ misterioso del Duomo. Con il sito, anche le guide digitali e uno store dedicato per migliorare la user experience dei visitatori.

Poi il salto nel vuoto: sono diventata freelance. La fatica più grande all’inizio era convivere con la paura di non farcela. Ho cominciato da sola, spargendo la voce tra amici di amici e tra colleghi. La partenza era tutta in salita.

Dalla mia, l’esperienza e la reputazione di essere una professionista affidabile. Ho cominciato qui, era il 2012, a riprendere seriamente in mano il mio profilo LinkedIn e a coltivare la mia passione per il web. Mi sono messa a studiare, ho frequentato i primi corsi sui social network per giornalisti con l’Università Cattolica, mi sono iscritta a percorsi per video editing. La difficoltà più grande era conciliare i tempi lavorativi con la famiglia: mi ero appena separata e avevo due bambini di 10 e 7 anni.

Nel 2014 ho incontrato Moira Perruso, anche lei giornalista, e abbiamo deciso di condividere le fatiche unendo gli sforzi. Abbiamo dato vita a MoBa Comunicazione.

Non un’agenzia, volutamente. Non potevamo sostenere i costi di una società.

Ma un primo network formato da noi due e da grafici e web master che, all’occorrenza, potessero aiutarci a rispondere alle esigenze del cliente. Delle due, Moira è anche fotografa, e io mi sono specializzata nelle Digital PR. Naturale appendice digitale dell’ufficio stampa più tradizionale.

Il resto è…oggi: Il Network.

Raccontaci del tuo progetto FreelanceNetwork, un gruppo che riunisce Freelance di tutta Italia. Com’è nata l’idea?

L’idea è nata al termine di un corso dell’Ordine dei Giornalisti dedicato ai freelance. Era il 16 settembre 2017. Era il primo incontro che riuniva sotto lo stesso cappello anche Ordine degli Avvocati e Ordine dei Commercialisti.

Curioso?

Un’intuizione geniale di Fabio Benati, giornalista, già membro del Gruppo Deontologia dell’Ordine.

Prima di me si erano susseguiti interventi pacati e poco entusiasti. Alcune mie amiche in sala mi consigliavano di non salire al tavolo dei relatori: avrei potuto prendere qualche pomodoro in faccia. Insomma i partecipanti erano tutti e 400 piuttosto delusi, amareggiati, schiacciati da un giornalismo in apnea.

Come mi chiedevi all’inizio.

Ma io non potevo rimanere in silenzio.

E li ho svegliati.

Ho raccontato loro la mia esperienza “Dalle Guglie del Duomo, al Discorso del Re”.

E al termine dello speech mi sono arrivati molti messaggi via social, via email, via WhatsApp. Messaggi bellissimi: avevo riacceso una speranza. Allora mi sono detta che quello era un patrimonio da tutelare. Allora piano piano, la sera, quando i miei figli andavano a dormire, mi sono messa a raccogliere i contatti uno a uno. Ne ho fatto un primo elenco.

Eravamo 25.

Oggi siamo 108.

E molti vogliono iscriversi, ma preferirei che questa forma di sussidiarietà tra freelance diventasse un modello in ogni città.

Per funzionare occorre essere in un numero coerente che possa condividere sinergie, conoscenze, esperienze e mettere in campo opportunità lavorative.

Non è un ufficio di collocamento, dove ci si registra e si aspetta che qualcosa accada. Occorre darsi da fare per promuovere il gruppo e investire il proprio tempo per farlo crescere e trovare collaborazioni.

E se durante il cammino percepiamo che ci mancano delle competenze, formarci. Per rimanere competitivi dovremo farlo per tutta la vita.

Oggi le libere professioni, quelle che l’Unione Europea riunisce sotto il nome di self-employed, sono una voce in crescita. In Italia abbiamo superato il 22% degli occupati. Ma tutte hanno bisogno di distinguersi, di farsi trovare dai clienti.

Moba, FreelanceNetwork, giornalista freelance…come si concilia il tutto? Credi che per una donna sia più difficile dedicarsi alla propria Carriera e ai propri progetti imprenditoriali, nell’Italia di oggi?

Credo che ci siano una marea di occasioni. Tutte da cogliere. Ma occorre, oggi più che mai, essere formati e informati.

Occorre conoscere bene il campo in cui ci si muove, farne una passione e coltivarla come un giardino incantato. Conciliare tutto richiede tanta energia. Per fortuna sul proprio cammino si incontrano persone straordinarie che credono insieme a te e ti aiutare a costruire. Ma bisogna essere curiose. I motori sono strumenti straordinari e se sai cercare ti restituiscono notizie, bandi di gara, occasioni da cogliere al volo. Poi c’è il passaparola e ci sono i co-working, dove un caffè può rivelarsi un’opportunità di lavoro.

Quale consiglio daresti alla Barbara ventenne?

 

 

Guardati dentro, trova il tuo talento e lucidalo: rendilo più bello, prenditi cura di lui finché sei pronta a metterlo in mostra. Studia un piano. Datti un obiettivo a breve termine e pensa a come vorresti essere a 23 anni. Poi buttati! Credici! Fai, sbaglia, approfondisci gli argomenti che senti lacunosi e riparti.

Senza errori non c’è innovazione, neppure nel digitale.

 

 

Un grazie sincero a Barbara Reverberi per questa intervista, per i preziosi consigli e gli insegnamenti.

Queste sono le donne a cui ispirarci e da cui prendere spunto!

Barbara Reverberi, in collaborazione con Lady Marketer e il progetto Donne nel Digitale

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Agnieszka Stokowieca: Appunti di Blogging e Web Marketing-Come diventare Blogger di successo!

Stefania Zannoni: L’importanza del Funnel Marketing

Serena Marigliano: Come diventare copywriter freelance

Silvia Ceriegi: Mollare il lavoro per seguire le proprie passioni!

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Lady Marketer

Stefania Cassarino, Blogger, Marketer, Imprenditrice Digitale. A 14 anni apro il mio primo blog, a 16 la mia prima pagina facebook di successo, a 20 anni la mia prima esperienza da imprenditrice. Aiuto le persone a trasformare le proprie passioni in Business e dar loro l'asset giusto da cui sviluppare il proprio mindset e la propria strategia.